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Il Rabarbaro dolce amaro…

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Il rabarbaro è una pianta erbacea perenne che cresce spontanea in Europa e in Asia e che può essere anche coltivata nell’orto. Esistono numerose specie di rabarbaro (Rheum) considerate originarie del Tibet e della Cina.

Fin dall’antichità il rabarbaro veniva utilizzato sia a scopo ornamentale che a scopo medicinale soprattutto nelle popolazioni asiatiche con particolare riferimento alla Cina e alla Mongolia. La raccolta del rabarbaro avviene durante il secondo anno di coltivazione in primavera e in estate, soprattutto tra maggio e giugno. La specie di rabarbaro più diffusa e conosciuta è il rabarbaro cinese (Rheum palmatum) insieme al rabarbaro officinale.

Di solito si utilizzano le coste e i piccioli fogliari carnosi come ingrediente culinario, mentre l’utilizzo delle foglie viene sconsigliato per il loro elevato contenuto di acido ossalico. Per quanto riguarda fitoterapia e erboristeria, l’attenzione si rivolge al rizoma del rabarbaro che viene considerato molto utile per regolare la digestione, con particolare riferimento alla secrezione dei succhi gastrici e della bile. In generale comunque la medicina naturale considera il rabarbaro un ottimo rimedio per migliorare le funzioni digestive e intestinali, se la sua assunzione viene ben dosata.

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Caratteristiche, proprietà ed usi erboristici del rabarbaro

Nella pianta del rabarbaro sono presenti anche alcune vitamine, soprattutto dei gruppi A e B, mentre vi sono in misura ridotta anche le C, D, K e J. Troviamo poi sali minerali, tra cui calcio, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio e selenio. Vi sono in varie misure contenuti anche acido gallico, acido cinnamico e acido tannico.

Il rizoma di rabarbaro, dopo che è stato essiccato viene utilizzato per le sue proprietà lassative ma non si deve eccedere con le dosi, altrimenti può diventare una purga molto potente. Meglio chiedere consiglio in questo caso al proprio erborista di fiducia per conoscere le dosi esatte di rabarbaro da assumere per ottenere un effetto lassativo corretto. Si preparano decotti, infusi, tinture e estratti in polvere. I prodotti erboristici a base di rabarbaro vengono impiegati anche in caso dismenorrea, amenorrea e per regolarizzare l’appetito.

Controindicazioni del rabarbaro

Il forte effetto lassativo del rabarbaro è la maggiore controindicazione legata al suo uso eccessivo. L’assunzione di rabarbaro è controindicata in gravidanza e allattamento, nei bambini al di sotto dei due anni e nei pazienti che soffrono di problemi gastro-intestinali come le coliti. Le foglie di rabarbaro contengono molti ossalati, la loro assunzione è fortemente sconsigliata a chi soffre di calcoli renali e, in generale, le foglie di rabarbaro possono causare intossicazioni, dunque l’impiego del rabarbaro a livello erboristico e in cucina si limita soprattutto al rizoma e ai piccioli fogliari.

Il rabarbaro in cucina

In cucina e nell’alimentazione il rabarbaro viene utilizzato tradizionalmente per la preparazione di liquori e digestivi, oltre che di marmellate, infusi, decotti e confetture. A livello di produzione industriale, il rabarbaro è spesso presente come ingrediente per aromatizzare le caramelle alle erbe o le caramelle balsamiche. Per le vostre ricette userete le coste del rabarbaro.

Ricette con il rabarbaro

Il rabarbaro viene utilizzato per preparare ricette sia dolci che salate, a partire dalle classiche confetture, ma lo potrete scegliere anche per preparare un dolce, ad esempio una torta o una crostata, oppure un’insalata diversa dal solito da servire come contorno.

Una gustosa ricetta è il cake al rabarbaro.

Ingredienti: Vi occorrono: 180 gr di farina 00, 130 gr di zucchero, 3 uova, 150 gr di burro, 1/2 bustina di lievito e 3 coste lunghe di rabarbaro.

Istruzioni: Mondate e tagliate a pezzetti il rabarbaro eliminando i filamenti. In una terrina battete le uova con lo zucchero e quando sarà spumoso aggiungete il burro fuso, la farina e il sale. Amalgamate bene per ottenere un composto omogeneo e aggiungete il lievito e per ultimo il rabarbaro. Non mescolate ma date solo una girata con il cucchiaio così i pezzi non cadranno sul fondo in cottura. Versate nello stampo da plumcake coperto con carta forno e cuocete in forno per 40 minuti circa a 180°.

 

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Coltivazione

E’ facile da coltivare e da riprodurre, dura molti anni, è molto produttivo, è bello, e il suo sapore particolare si presta alle più diverse interpretazioni culinarie.

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Posizione e terreno – Il rabarbaro cresce bene sia al sole che in mezz’ombra e resiste anche alle intemperie. Non è molto esigente in fatto di terreno, conviene però preparare il suolo in anticipo arricchendolo con dello stallatico o con del compost ben sminuzzato. Annaffiamolo poi con regolarità, ma evitiamo i ristagni di acqua.

Semina e messa a dimora – Il modo più facile per riprodurlo è dividere i vecchi cespi e interrare i pezzi ottenuti a una distanza di 90 cm l’uno dall’altro, con l’apice appena poco sotto la superficie del suolo. Si può procedere con questa operazione fino alla fine dell’autunno, ma se abitiamo in zone particolarmente fredde, la posticiperemo all’inizio della primavera. In questo periodo si potrà effettuare anche la semina.

Coltivazione – Puliamo il terreno dalle erbacce e tagliamo i fiori appena li vediamo apparire sulla pianta, per aumentare la produzione fogliare. Ogni autunno potremo predisporre una pacciamatura supplementare e arricchente con del compost.

Avversità – Il rabarbaro non soffre di particolari problemi, se dovessero però apparire delle virosi, la pianta andrà sradicata e bruciata. Sembra invece che il rabarbaro stesso, se disseminato insieme a cavoli e verze, allontani da questi la Plasmodiophora, ovvero il parassita responsabile dell’ernia del cavolo.

Raccolta – A partire dal secondo anno si possono iniziare a strappare le coste esterne all’inizio della primavera, lasciandone però sempre circa la metà sulla pianta. La raccolta andrà poi sospesa a metà estate. Chi desidera avere delle primizie, dopo le prime gelate, può coprire le piante con dei secchi o dei vasi, in modo da escludere del tutto la luce solare, mettendo poi della paglia intorno e sopra i contenitori si aumenterà la temperatura e quindi l’effetto desiderato. Questo sistema dovrebbe garantire coste tenere e precoci, in anticipo di qualche settimana rispetto al previsto. E mi raccomando consumate le coste ma non le foglie che sono ricche di acido ossalico, che se consumato in alta quantità può essere tossico!

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