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Melone o anguria?

Al netto delle preferenze di gusto individuali, è la classica domanda che si ripropone ogni estate, quando questi due campioni della bella stagione ricompaiono sulle nostre tavole insieme a fragole, ciliegie, pesche e a tutta l’altra frutta estiva.

Anguria e melone sono due simboli dell’estate: freschi e dissetanti sono l’ideale per combattere il caldo. Ma quale scegliere?

Il cocomero o anguria presenta oltre il 95% d’acqua, è completamente privo di grassi e contiene pochissimi zuccheri e calorie. È inoltre abbastanza ricco di vitamina A, C e di potassio. Attenzione però ai semi: sono lassativi e possono provocare problemi digestivi! Il caratteristico sapore dolce dell’anguria deriva da aromi naturali che contribuiscono a dare un senso di sazietà. È quindi il frutto ideale per chi non vuole sgarrare con la dieta.

Il melone, rispetto al cocomero, è più calorico ma contiene una quantità maggiore di sali minerali e vitamine: un quarto circa (200 grammi) contiene ben 60 milligrammi (mg) di vitamina C. Può essere il pranzo ideale dopo qualche ora sotto il sole.

Alla fine, è meglio il melone o il cocomero?

Non c’è un vero vincitore, perché come sempre la miglior strategia è l’equilibrio: alternare anguria e melone nella dieta quotidiana, proprio ora che sono freschi e al meglio di tutte le loro proprietà nutritive, è il miglior modo per ottenerne tutti i benefici. Con alcune accortezze:
– i semi di entrambi hanno un leggero effetto lassativo: sarebbe sempre meglio non ingerirli e non farli ingerire ai bambini
– essendo ricchi di fibre e liquidi, mangiati fuori pasto aiutano a contrastare la fame, danno senso di sazietà e regolano la glicemia
– al contrario, l’abitudine di mangiarli a fine pasto appesantisce la digestione: depositandosi sopra il bolo dell’altro cibo ingerito possono dare gonfiore e allungare i tempi della digestione.

Curiosità sul cocomero

 

Una parte che le persone sembrano meno propensi a mangiare è buccia del cocomero.

Normalmente l’anguria si mangia fino alla parte bianca e poi si getta la scorza esterna, ma si avranno innumerevoli benefici per la salute mangiando il cocomero intero, compreso di buccia, in quanto è la parte che contiene la maggiore quantità di citrullina, composto che ha innumerevoli effetti benefici per la salute.

Prima di continuare, un avvertimento: non mangiare la parte estrema esterna, per intenderci lo strato verde che è attaccato alla parte bianca, in quanto può portare a disturbi di stomaco .

 

 

 

Benefici del cocomero per la salute:

1) Combatte i radicali liberi

Secondo il Journal of Science of Food and Agriculture, la citrullina è un composto presente nella scorza dell’anguria che svolge un ruolo nel combattere i radicali liberi. E ‘ convertito in un aminoacido, che fornisce protezione al cuore ed al sistema immunitario e smaltisce le tossine dannose .

2) Può aumentare la libido

I ricercatori della Texas A&M’s Fruit and Vegetable Improvement Center hanno notato che la citrullina aiuta a rilassare i vasi sanguigni e può anche aiutare a sconfiggere la disfunzione erettile. Infatti per la sua capacità di aumentare il flusso di sangue (ndr. ossido nitrico) la citrullina viene spesso chiamata “Viagra naturale“.

3) La perdita di peso

Anche in questo caso la citrullina entra in gioco. Alcuni studi hanno dimostrato che inserire citrullina in un regime dietetico, può portare fino ad un 30% di aumento di perdita di peso rispetto ad una dieta che non contiene citrullina. Probabilmente la citrullina sostiene il recupero muscolare che, permette quindi alle persone di estendere la durata dei loro allenamenti e, quindi, gestire meglio il loro peso.

Tra i modi di mangiare il cocomero è: aggiungerlo ai frullati o semplicemente mordere più in profondità la parte bianca della buccia.

Curiosità sul melone

Nell’impero Romano il melone veniva utilizzato non come frutto, ma bensì come verdura (più precisamente come insalata ) ed era solita condirla con sale e pepe. Durante il dominio dell’Imperatore Diocleziano venne emanato un editto il quale tassava i meloni che superavano i 200g di peso. Nel Medio Oriente erano molto apprezzati come alimento i semi contenuti all’interno del melone. Dopo la caduta dell’Impero Romano, in Italia diminuì la coltivazione del frutto che riprese solo nell’800 a.C., grazie ad Alessandro Magno. La coltivazione e produzione del melone in Italia ebbe la sua massima abbondanza intorno al 1600, soprattutto nelle regioni meridionali: è proprio in queste zone che il melone acquisisce una forma più grande, quella che tutt’ora conosciamo e apprezziamo.

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