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Il ginepro coccolone…il ginepro rosso

Il Ginepro Rosso, il cui nome comune è ginepro coccolone, è così chiamato perchè produce grezze drupe chiamate “coccole”. Il nome scientifico è Juniperus oxycedrus L.

 

Etimologia: Il nome del genere deriva probabilmente dal latino “iùnix” giovenca e “pàrio” io do alla luce, perché una delle specie (Juniperus sabina L.) veniva somministrata alle vacche per favorire il parto oppure da “iùnior’ più giovane e “pàrio” io do alla luce, perché produce sempre nuovi germogli.
Il nome specifico deriva dal
greco “ox-, oxy-” acuto, pungente e “kèdron”, assonante con l’ebraico “hèder” ornamento, maestà, per il portamento di tale specie rispetto a Juniperus communis L.

 

È una specie caratteristica della macchia mediterranea, viene impiegato per il consolidamento delle dune e come frangivento per i retrostanti rimboschimenti, infatti è una specie resiste bene all’areosol marino anche se è di lento accrescimento ed il seme è di scarsa germinabilità.

 

Per le sue caratteristiche di specie pioniera in ambienti sabbiosi e degradati, svolge un ruolo importante nel trattenimento e consolidamento del terreno, grazie anche al suo apparato radicale molto esteso. Contribuisce così all’evoluzione del terreno stesso e all’arricchimento in sostanza organica, aiutando l’insediamento di specie meno resistenti ad ambienti ostili e favorendo l’instaurarsi di una vegetazione più ricca ed evoluta. Viene perciò utilizzata nel recupero e ripopolamento di terreni denudati, di aree degradate e di zone impoverite di vegetazione.

E’ anche apprezzata nel giardinaggio, in particolare vicino al mare, dove è utilizzata proficuamente per la costituzione di siepi e barriere frangivento e per il consolidamento di substrati incoerenti (dune di sabbia) in stabilimenti balneari, sfruttando la sua elevata resistenza al vento salso e all’aridità.

 

Il legno è compatto, duro, resistentissimo e molto profumato, ha un colore giallastro esternamente mentre la parte centrale e rossastra e con sottili venature. Si presta ad essere levigato ed intarsiato ed è stato utilizzato fin dai tempi remoti per statue, imbarcazioni, travature e solai.

 

Dalla distillazione a secco del legno si ottiene un olio particolare utile soprattutto per curare le affezioni della pelle mentre in veterinaria per combattere la scabbia e le ulcere dei bovini. Questo olio essenziale acre e caustico, è l’olio di Cadè, usato già dai romani per imbalsamare i morti e per la cura delle malattie della pelle. I principi attivi sono alcuni fenoli (guaiacolo, etilguaiacolo, creosolo) e il cadinene. L’olio ha proprietà antisettiche, stimolanti e rubefacenti, importanti per la cura di affezioni della pelle, quali l’eczema, la psoriasi ed alcune forme di acne. L’olio ha utilizzo anche in medicina veterinaria, essendo impiegato, per i piccoli animali domestici, nella cura di patologie della pelle e come vermifugo.
Diluito fortemente, l’olio può essere usato in
aromaterapia; per il suo carattere caustico, ne è sconsigliato l’uso per via interna. L’olio di Cadè è infine impiegato a fini cosmetici per la fabbricazione di shampoo.

 

Con i galbuli (frutti) si preparano marmellate e conserve. Facendo macerare galbuli, interi o frantumati, in acquavite o alcool si preparano liquori (da tavola o anche medicinali): es. gineprini o gin.  I galbuli sono un ottimo alimento per volpi, mustelidi ed uccelli. Nel passato le galbule sono state usate in differenti formulati come antireumatico, diaforetico, contro la sciatica, nella cura del raffreddore e di disturbi dell’apparato respiratorio.

Rami fogliosi e frutti sono stati inoltre utilizzati, anche per uso interno, per le proprietà aperitive, carminative, depurative e diuretiche.
Benché gli effetti per tutte queste indicazioni siano innegabili, tuttavia vi sono significativi rischi in caso di un uso prolungato o sovradosato in particolare durante la gravidanza o in caso di affezioni renali infiammatorie in atto.

L’estratto di foglia verde esercita un’azione repellente verso gli insetti. Il fogliame è poco appetito dagli animali.

Pianta conosciuta fin dall’antichità, è stata oggetto di molte leggende e credenze e ha conosciuto numerosi utilizzi.

Curiosità

Molte leggende e credenze sono sorte sul conto di questa specie: era considerata pianta magica e si pensava che tenesse lontano i serpenti e curasse dal loro morso, come riferisce anche Dioscoride.
Era considerato in grado di proteggere sia dalle malattie che dagli spiriti maligni grazie ai suoi rami spinosi.
Nella tradizione cristiana, questa sua qualità venne interpretata come
purificazione dai peccati.
Altre leggende della tradizione cristiana attribuiscono al ginepro il privilegio di aver protetto la fuga della Sacra Famiglia inseguita dai soldati di Erode e Maria riconoscente l’avrebbe benedetta predicendogli che avrebbe avuto l’onore di fornire il legno per la croce di Cristo.

In Sardegna le Sùrbiles erano donne vampiro che di notte andavano a succhiare il sangue dei neonati dalla fontanella del cranio, trasformandosi, a seconda della tradizione, in mosca, gatto, uccello, fumo o gomitolo. La trasformazione avveniva grazie ad oli vegetali e a pozioni magiche a base di sangue, grasso di cadavere e bacche di ginepro.

 

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