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Coltiviamo il porro…

Il porro 
La coltivazione del porro negli orti domestici è poco diffusa per mancanza di una reale conoscenza dei metodi di allevamento. Il porro può rappresentare un’ottima scelta anche per spazi molto piccoli, per un piccolo filare ai bordi di una recinzione o come possibile consociazione. Ogni metro quadrato di terreno utilizzato produce in media poco più di due chilogrammi di prodotto.

 

Scelta della piantina
Al momento dell’acquisto scegliamo piantine omogenee non tanto per altezza, quanto per diametro. Non scendiamo mai al di sotto delle dimensioni di una penna, perché le piantine sono ancora troppo giovani o insufficientemente sviluppate. Meglio preferire piantine con pane di terra prelevate da contenitori alveolati ben radicate e capaci di trattenere il terreno, in caso contrario non vi è differenza con quelle a radice nuda che a loro vantaggio hanno un prezzo minore.

Trapianto 
Il trapianto del porro tradizionalmente si fa nella seconda metà di luglio, ma può essere anticipato nel mese di giugno o ritardato fino alla fine di agosto. In questo modo a novembre i primi porri saranno pronti per essere raccolti, ma questo momento può essere ritardato fino a febbraio senza che la pianta ne soffra rappresentando una “scorta” fresca per tutto l’inverno.

Messa a dimora
La messa a dimora deve essere preceduta da una buona preparazione del terreno d’impianto. Il porro non ama i terreni pesanti, argillosi, compatti, capaci di trattenere l’acqua. Per queste ragioni la lavorazione iniziale del terreno deve essere piuttosto profonda e l’affinamento successivo ben curato. Qualora si intenda mantenerli in campo per il periodo invernale conviene predisporre una scolina che circondi l’aiuola molto profonda per drenare e allontanare l’eccesso d’acqua che inzuppa il terreno.
Per piantine con pane di terra, predisponiamo un solco profondo 10 cm, per piantine a radice nuda ricordiamo di far si che le radici siano allungate verso il basso. Le distanze d’impianto sono di 30 centimetri tra le file e 15 centimetri sulla stessa fila.

Cure colturali
Il primo nemico dei porri sono le infestanti che devono essere combattute fin dal loro primo apparire. Il porro, infatti, cresce verso l’alto e non si allarga sul terreno, non ombreggia in misura apprezzabile, cresce piuttosto lentamente nelle prime fasi lasciando campo libero alle malerbe. La rapidità di intervento è necessaria perché l’estirpazione di erbacce già cresciute rischia di incidere sulle radici dei giovani porri.
Il bisogno d’acqua del porro non è elevato, ma è costante. Occorre regolarsi sulle precipitazioni avvenute, intervenendo spesso con piccoli quantitativi, così da evitare il rischio di marciumi al colletto o di malattie fungine.

Imbiancamento
Questa tecnica, non sempre attuata negli orti familiari, è di grande importanza perché migliora il prodotto sia per qualità sia per quantità. Consiste nel rincalzo progressivo della pianta, così da tener coperto il porro fino al punto in cui si aprono le foglie. Il rincalzo deve accompagnare la crescita del porro e quindi deve essere ripetuto più volte (almeno quattro), soprattutto dopo una pioggia battente.

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